Spulciando tra vecchi giornali...

Da “Il Lavoro fascista” Quotidiano di Roma – Anno XX, n. 189 - Sabato 8 Agosto 1942, seconda pagina.

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I ricordi di Ottavio…
LI SCARPUNE

Un tempo per i nostri artigiani non era facile trovare le materie prime e a comprarle nei depositi di Pescara ci volevano i soldi che, però, scarseggiavano. Mio padre, come tutti in paese, sapeva far fruttare il poco di cui riusciva a disporre. Da ragazzini le scarpe non erano un indumento troppo indossato. Praticamente dalla primavera all’autunno, tempo permettendo, si andava in pantaloncini corti e a piedi scalzi! Ma d’inverno le cose cambiavano con il freddo e la neve non si potevano lasciare i piedi senza scarpe. In prossimità della cattiva stagione, mio padre diede una magnifica pelle di bue al calzolaio del paese, zì Marie, con l’intesa che in cambio l’artigiano avrebbe fatto le scarpe a tutta la mia famiglia.

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Ricordo di Ottavio Scianitti a cura di Franco Costantini
La primavera “brilla nell’aria e per li campi esulta”

Quando arrivava il mese di marzo al paese il tepore della primavera prendeva il posto delle fredde e piovose giornate invernali. Finalmente a scuola la maestra faceva aprire le finestre. Il venticello che giungeva dalla vallata portava odori, suoni e aria nuova per i nostri polmoni bisognosi di ossigeno dopo le interminabili mattinate trascorse a respirare la carbonella che il Comune ci passava come riscaldamento, tramite mio nonno fornaio... Il sabato pomeriggio e la domenica gruppi di ragazzi, di giovani e meno giovani lo dedicavano alle lunghe e... remunerative passeggiate nei due piccoli boschi che stavano sotto il paese in cerca di funghi, asparagi e nidi. Nel sacro silenzio che ci accompagnava vedevamo agilissimi scoiattoli saltare da un ramo all’altro, leprotti e uccelli di ogni tipo. Gli unici che si distinguevano erano i Mancinelli, grandi esperti in materia dalla straordinaria voce che ci accompagnava nelle nostre scorribande con canzoni popolari e, persino, romanze di opere liriche!...

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ricordi silvaroli

 

ERA PRIMAVERA…

Era una mattina come tante… Il mare laggiù era calmo e argenteo, mentre le ultime barche rientravano dalla notte di pesca. Il profumo degli alberi in fiore era intenso, quasi inebriante. Le rondini, a frotte, si rincorrevano cinguettando a perdifiato quasi volessero annunciare l’imminente estate! Sotto i cornicioni delle case dai nidi di fango e paglia, spuntavano le testoline delle nuove rondinelle in attesa delle mamme con il cibo… Pensavo: siamo partiti in tanti da questo borgo incantato.

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ricordi silvaroli

 

“Pataciò”

Era un pomeriggio afoso di un agosto particolarmente calda. Decisi, allora, di andare giù alla loggia per sentire un pò di sollievo grazie a quel fresco venticello che lì soffia sempre!... Dopo la bella boccata d’aria pensai di ripercorrere la stradina che prendevo per andare a scuola, quand’ero bambino. Nella piazzetta che sta dopo la curva, dove solitamente i pescatori stendevano ad asciugare e riaggiustare (‘armacchià) le reti, seduti attorno ad un piccolo tavolo traballante c’erano cinque “soggetti” che facevano la “passatella” a carte: Amerigo “Zuchette”, Giorgio di “Muntagnole”, Fritucce di “Maione”, Lione “di lu sceme” e “Pataciò”, il capo indiscusso, con la testa pelata e bruciata dal sole e la sua imponente corporatura.

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ricordi silvaroli

 

Osvaldo “lu fije di Ciulintre”
Grazie a Facebook e ai ragazzi del mio paese ho avuto la gioia e il piacere di rivivere con la fantasia alcune scene della mia fanciullezza riproposte con intelligenza e autenticità nel corso della bella rassegna “Arti e Mestieri a Castelbelfiore”: il vecchio aratro , il banchetto del calzolaio, il telaio per la tessitura, i carri e tutta la scenografia che è riuscita a ricreare antiche usanze e vecchi mestieri della Silvi d’un tempo. Per questo devo ringraziare Leone, che si chiama come suo nonno soprannominato “Ciulintre”, che mi ha tenuto costantemente informato sulla bella manifestazione.

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