STORIA DI SILVI... DELLA FAMIGLIA CENTOBRONZI... E DEL ‘900

BREVE RIEPILOGO DELLA I PUNTATA
La famiglia Centobronzi agli inizi del ‘900 viveva a Silvi Paese sul corso principale e la vita scorreva lieve finché, dopo la tragedia della Banda di Silvi, il piu’ piccolo della famiglia, Achille, decise di partire alla volta di Roma per cercare “fortuna e gloria”… era il 22/10/1922.
[….] Di buon mattino si fece dare un passaggio su un autocarro che si recava nella capitale. Su questo veicolo c’erano una decina di giovani con strani copricapi e indossavano tutti una camicia nera. Incuriosito, Achille cercò di capire se c’era qualche particolare evento e tutti risposero: ”andiamo a vedere Mussolini, faremo la Marcia su Roma, unisciti a noi”.

Il giovane silvarolo accettò senza indugio, piu’ per strappare un passaggio che per curiosità. Arrivati a Roma, tutto il gruppo si rese conto che la maggior parte delle circa 25.000 camicie nere erano armati solo di panini e fiaschi di vino. Achille allora si avvicino’ al palco per vedere il famoso Duce….ma questi non arrivo’ mai, infatti si recò a Roma solo il 30 Ottobre. Nel frattempo prese alloggio in una locanda che aveva sede sul lungotevere Arnaldo da Brescia trovando anche lavoro in un’officina meccanica nelle vicinanze e mettendo a frutto le doti caratteristiche della maggior parte dei silvaroli: tenacia, onestà, bontà di cuore e professionalità. Nel frattempo a Silvi le giornate scorrevano lievi, agricoltura e pesca rappresentavano le attività economiche principali e nascevano i primi villini ad opera della nobiltà dell’entroterra abruzzese. Beatamente si godevano le bellezze marine dal primo stabilimento su palafitte posto all’altezza dell’allora Pensione Lido del podestà di Silvi, cav. Uff. Tommaso De Rosa che qualche anno più tardi la venderà all’INAM per il soggiorno dei maestri e delle loro famiglie diventando il primo volano dell’economia turistica silvarola. Passarono alcuni anni arrivando al 10 Giugno 1924, quando il nostro eroe, uscendo di casa come ogni giorno per andare a lavorare, sul lungotevere, riconobbe da lontano la Lancia Lambda che aveva riparato qualche giorno prima e dove purtroppo aveva dimenticato una lima proprio sul cruscotto prendendo il suo primo rimprovero dal titolare dell’officina. Mentre rincorreva l’auto per cercare di recuperare l’arnese dimenticato, da lontano vide che alcune persone a forza tiravano nell’auto una persona sui 40 anni, distinto, che si dimenava a tutta forza. Purtroppo qualche mese dopo seppe che questa persona era Giacomo Matteotti, il deputato socialista, probabilmente ucciso proprio da quella lima rimasta sul cruscotto. Preso dallo sconforto decise di porre fine alla sua esperienza capitolina e cercare nuove fortune tornando in terra natia. A Silvi mise su la prima officina meccanica che aveva sede sulla Nazionale di allora, poco più di una strada polverosa e dove “...passava un’auto appena, un auto allora, o forse meno” versi che sarebbero stati resi famosi dal duo Mogol-Bella circa sessant’anni più tardi. Purtroppo inizialmente le cose non andarono bene, causa dei pochi veicoli circolanti, e quindi per arrotondare, Achille mise a frutto la sua laboriosità, incominciando a portare le valigie ai primi turisti che arrivavano a quel tempo in treno. Tra questi c’era un signore barbuto e con gli occhi apparentemente fiammeggianti che aveva accento romagnolo con al seguito tutta la sua famiglia compreso il figlio disabile....venivano a respirare la taumaturgica aria silvarola.
Quel curioso personaggio, sempre immerso in discorsi che apparivano bislacchi, decantando le lodi di un nuovo Eldorado politico, parlando di un nuovo socialismo, amava giocare a scopa oltre ad essere un grande appassionato di brodetto di pesce, classica specialità silvarola, e durante una delle molte partite, rivelo’ al nostro eroe di essere anche amico del Duce del Fascismo.
[...continua...]

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