STORIA DI SILVI... DELLA FAMIGLIA CENTOBRONZI... E DEL ‘900
Narrazione a puntate arricchite dalla fantasia. Ogni eventuale riferimento a persone, cose o fatti è puramente casuale

L’alba del XX secolo si preannuncia come piena di energia: i fratelli Wright inventano l’aeroplano, Marconi fa i primi esperimenti sulle onde radio e le radiocomunicazioni senza fili, le arti esplorano strade mai tentate in passato, in politica nascono movimenti nuovi che segneranno in maniera indelebile il corso della Storia d’Italia per buona parte del ‘900. Nella nostra ridente cittadina di Silvi la vita scorre lieve, il borgo dall’alto domina il mare ed è li che vivono la maggior parte dei pescatori. “La marina”, cosi’ come veniva apostrofata dai paesani quel lembo di terra circoscritta dal mare e dalla ferrovia (inaugurata nel 1863), era ancora inesistente e la Nazionale era poco piu’ di una strada sterrata. Con Delibera del 1913 venne definito il primo “Piano Regolatore” per pianificare le nuove costruzioni sul lungomare e pertanto molte famiglie aristocratiche dell’interno si spinsero sulla costa per costruire i propri villini estivi e qualche famiglia di pescatori prese coraggio e mise radici in quella che un giorno sarebbe diventata Silvi Marina. In quegli anni il panorama politico nazionale sembra non interessare a nessuno: non c’era la televisione, la radio muoveva i primi timidi passi.... comandavano i liberali sotto la guida sicura e capace di Giolitti e nascevano movimenti come i Fasci Italiani di combattimento, preambolo del ventennio fascista. In questa cornice a Silvi Paese, sul corso principale, vive la famiglia Centobronzi formata dal patriarca Dante (vedovo già da giovane) e i suoi sei figli Gemma, Dantino, Francesco, Splendora, Giacomo ed il piccolo Achille. La vita dei nostri eroi scorreva lenta nelle abitudini e nelle quotidianità dei campi avendo un piccolo terreno nella frazione di Pianacce che, a quel tempo, era formata solo da splendidi vigneti ed uliveti. Poche parole scandivano le giornate d’inverno riscaldate dal solo calore del camino, ma, nonostante le tante difficoltà e la prematura morte di mamma Ginetta, un senso di lietezza pervadeva l’aere. Con lo scoppio della I guerra mondiale Dantino, Francesco e Giacomo partirono per il fronte. Purtroppo da quella esperienza torneranno solo Francesco e Giacomo, il povero Dantino aveva trovato il suo triste destino sul Piave mentre si accingeva ad aiutare gli altri commilitoni, provenienti dalle piu’ svariate parti d’Italia, che non conoscevano il dialetto silvarolo. Nonostante il grave lutto papà Dante si rimbocco’ le maniche e, contraddistinto dalla serietà e dalla tenacia che lo animavano da sempre, non fece mancare mai nulla alla famiglia dedicandosi, nei ritagli di tempo, ad aiutare i pescatori. Intanto il giovane Achille cresceva forte e sveglio a tal punto che lo avevano coinvolto nel suonare la grancassa nella Banda del paese senza aver mai studiato musica e, dopo una serie di prove, a 16 anni, il Maestro Palmisano Giuseppe decise di farlo debuttare a Chieti il 30 Agosto 1922. Quel debutto non avvenne mai a causa di un febbrone da cavallo proprio quella mattina. Purtroppo quel giorno la Banda non arrivo’ mai a Chieti in quanto l’accellerato Castellammare-Pescara-Roma, all’altezza del casello 12658 incustodito, travolse il camion gremito di bandisti. Bilancio; 10 morti, tra cui il M°Palmisano, 9 feriti gravissimi e 22 feriti gravi e leggeri. Spinto dalla disperazione e dallo sconforto, dopo qualche mese, Achille saluto’ il padre Dante e tutti i fratelli per cercare “fortuna e gloria” a Roma, era il 28 Ottobre 1922. […continua]

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